02/03/2006 
Intervista di Marcello Catozzi a F. Fratucelli 
Inviato il 26/02/2006 da Marcello Catozzi (485 letture)

Circa 6 anni fa un amico di Torino, che all’epoca gestiva il sito Deep Purple in Italy, conoscendo la mia viscerale passione per i Rainbow, mi parlò di un certo “Fratucelli’s Project”, che stava preparando un CD di tributo a questa gloriosa band, il cui nome è scritto a caratteri cubitali nella storia del Rock. Interessato all’argomento, mi documentai e scoprii che Fabrizio Fratucelli era definito “il Blackmore italiano”. Decisi così di andare a vedere un concerto dei 60/70, la famosa Deep Purple tribute band di cui il chitarrista faceva parte: ebbene, rimasi davvero impressionato dalla bravura di questi musicisti. Per quanto riguarda Fratucelli, lo trovai tremendamente “Blackmore oriented”, sia dal punto di vista tecnico in senso stretto che sotto il profilo del sound: timbriche particolarmente curate, gusto e fedeltà negli assoli, con un discreto spazio per la creatività che non guasta mai… insomma, per me fu proprio una piacevole scoperta. Poi, dopo qualche mese, ebbi finalmente l’opportunità di gustarmi qualche data del tour del Rainbow tribute: per un vecchio irriducibile fan come il sottoscritto, è stato un vero godimento riascoltare, in versione live, canzoni come Stargazer, Temple of the King, Gates of Babylon ecc. E da allora ho seguito con una certa frequenza le imprese di questo guitar-hero, che secondo il mio modesto parere esprime il meglio di ciò che ha rappresentato il Man in Black negli anni gloriosi della sua lunghissima carriera, soprattutto per la gioia degli “integralisti”, cioè di coloro che sono rimasti fedeli al genere ed allo stile del “primo” Ritchie.
Ecco dunque il risultato della simpatica ed interessante chiacchierata con Fabrizio Fratucelli.

Raccontami come è cominciato tutto: quando è nata la tua passione per la chitarra e quali sono stati i tuoi primi amori, musicalmente parlando.
Penso di essere sempre stato attratto dalla chitarra, visto che fin da piccolo strimpellavo…o meglio: percuotevo una vecchia chitarra classica, finché il maestro della banda dove io suonavo il sax mi insegnò il classico giro di DO; ma è con la scoperta del Rock ed in particolare di “The King”, vale a dire Elvis Presley, dei Beatles poi e infine dei Deep Purple del grande Ritchie Blackmore, che la chitarra acquistò decisamente il ruolo che ancora ora oggi ha per me.


Come sei riuscito ad ottenere – sul piano della tecnica – questi straordinari risultati in termini di fedeltà al modello originale, parlando di Blackmore? Insomma, come ti sei guadagnato la fama di “Blackmore italiano”?
Non penso di essere un mostro di tecnica; diciamo piuttosto che, come autodidatta, ho sviluppato una tecnica che mi ha consentito di affrontare lo studio di Ritchie abbastanza fedelmente. Comunque tieni presente che io non cerco gli assoli identici, nota per nota (a parte qualche assolo obbligato), ma piuttosto il suono, il mood, insomma tutto quello che consiste nel sound tipico di Ritchie.


E per quanto riguarda, invece, la fedeltà dal punto di vista del sound e delle timbriche, come riesci a ricreare le aosfere “anni 80” di stampo così smaccatamente blackmoriano?
Anche qui c’è stata una ricerca; come ogni chitarrista cerca di avvicinarsi il più possibile al suo musicista preferito, anch’io feci lo stesso percorso: mi ero riproposto di cercare gli amps che lui usava, lo stesso tipo di chitarra, gli effetti utilizzati… Diciamo che attualmente, almeno per quanto riguarda la strumentazione, mi sento molto vicino al periodo “pre Engl” (tipo di Amp). Ma, alla fine, sappiamo tutti che il segreto del vero suono sta nelle dita del chitarrista.




So che in passato hai dato origine ad una band che faceva pezzi di produzione propria, chiamata Purple Angels. Parlami di questo progetto.
La band è nata nel lontano 1985; dal nome puoi intuire l’influenza musicale che avevamo. A differenza di altre bands cominciammo subito a scrivere brani originali che convogliarono in due demo-tapes (Dreams of Fire e Purple Angels). In seguito fummo contattati dalla Minotauro Records, per partecipare ad una compilation di bands emergenti “Four Kind of Metal”. Suonammo al Topsy di Livorno, al Sorpasso di Milano, mentre a Torino aprimmo un concerto ai mitici Vanadium; ricordo che facemmo un concerto strepitoso alla “Polveriera di Ivrea” con i Broken Glazz. Nel 1992 registrammo il primo e l’unico LP (Purple Angels, che fu poi ristampato anche in CD), nello studio dove i grandi Elektradrive registrarono il mitico “DUE”; Partecipammo, infine, alla fase finale del “Yamaha Music Contest” al City Square di Milano… Direi che è stato proprio un bel periodo.


Che fine hanno fatto i Purple Angels?
Si sono sciolti nel 1995 a causa delle classiche divergenze musicali.


Cosa rispondi, invece, a chi si domanda come mai Fratucelli non scrive pezzi propri?
Io non ho mai smesso di scrivere o di buttare giù delle idee! Il fatto è che non le pubblico! Mah, chissà, forse un giorno pubblicherò un triplo CD di brani inediti!


Parlando di 60/70, ho notato che ultimamente il vostro repertorio si è arricchito di pezzi di produzione più recente, rispetto alla set list tradizionale, di più antica memoria. Avete pensato così di accontentare i fans che da tempo vi chiedevano di eseguire brani tratti da “Come taste the band” e “The battle rages on”?
Ti devo precisare che non è solo stata per un esigenza dei fans inserire nella set-list brani nuovi; il fatto è che, essendo anche noi dei fans dei Purple, avevamo una gran voglia di suonare brani come “Anya”, “This time around”, ecc. Quindi è stato semplice: ci siamo trovati, li abbiamo provati e quindi li abbiamo presentati in concerto! Tutto qua.!


Parliamo dell’argomento che più mi sta a cuore: il Rainbow tribute. Come e quando è nata l’idea di un tributo ai Rainbow?
Come tu sai, io ammiro e stimo Ritchie Blackmore come chitarrista: lo considero “la chitarra Rock per eccellenza”; più di tutti ha saputo fondere molti stili al servizio della musica Rock, riuscendo - a mio parere - a raggiungere l’apice creativo con i Rainbow del primo periodo (1975-1978). L’idea di formare il Project (Rainbow Tribute) è derivata, quindi, dalla mia passione smisurata per Blackmore e per la sua splendida musica.


So che il CD “Rainbow Eyes” è andato letteralmente a ruba. Sono previste ristampe di quell’album?
Diciamo che anche io sono rimasto piacevolmente sorpreso dal buon successo di pubblico e critica del CD “Rainbow Eyes”; mi sono accorto di quanto i Rainbow siano ancora oggi – volendo usare un tuo aggettivo – “gettonatissimi”. In questo momento non penso di ristampare il CD; per il futuro, magari, faremo un nuovo CD di cover in versione “Live”.


Ci saranno nuove date nel 2006 per il Project con il Rainbow tribute?
Proprio in questo periodo sto provando con il Rainbow Tribute per ripartire, nella tarda primavera, con brani che vanno dal primo album, “Ritchie Blackmore’s Rainbow”, all’ultimo, “Strangers in us all”.


Quali musicisti hai incontrato nella tua carriera? Puoi citare qualche episodio fra i più significativi?
Suonando in giro da molto tempo, ho avuto modo di conoscere molti musicisti e di suonare con alcuni di loro; ti posso citare Ian Paice, il mitico batterista dei Deep Purple che, oltre a essere uno dei più grandi batteristi Rock della storia, è veramente una persona squisita. “Thank you Ian”; ho anche avuto il piacere di suonare ad uno show con Jeff Scott Soto, ex voce di Malmsteen, Talisman, ecc., ma anche con uno dei batteristi italiani più rinomati, come Mister Elio Rivagli (Ramazzotti, De Gregori, Baglioni ecc.).




Hai mai avuto la possibilità di incontrare colui che definisci il tuo Maestro, cioè Ritchie Blackmore?
No, purtroppo non l’ho mai incontrato… comunque sappi che continuo a sperarci.


E se incontrassi Ritchie, cosa gli vorresti chiedere?
Sinceramente non saprei; avrei così tante domande, che probabilmente lo “scazzerei”. Tuttavia credo che, se lo incontrassi anche solo per un momento, gli direi solo: “Thank you for all, you have changed my life”.


Quali sono i 5 album più significativi che daresti in regalo a ET, prima del suo ritorno a casa?
Prima di tutto gli regalerei un buon giradischi, affinché si possa ascoltare questa musica come si faceva negli anni 70; poi gli consegnerei un pacchetto contenente:
1) Elvis Presley Collection
2) Beatles Collection
3) Deep Purple Collection
4) Led Zeppelin Collection
5) Rainbow, Whitesnake, Black Sabbath collection.
Mmhhh… pensandoci bene, forse sono un po’ pochi. Vorrà dire che, quando tornerà, gliene darò degli altri!


Qual è la canzone che vorresti aver scritto?
Adesso come adesso… “Angels” di Robbie Williams…notevole per un ex Take That.


Qual è il concerto che ricordi con particolare emozione in qualità di protagonista?
Ogni concerto che faccio ha qualcosa di speciale, ma, se devo ricordarne uno in particolare, sicuramente la prima volta che ebbi la possibilità di suonare con Ian Paice…. E’ stata un’emozione unica: mi trovavo con il batterista dei Deep Purple a suonare quei pezzi che per anni avevo ascoltato su disco… Incredibile!!!




Qual è il concerto che ricordi con particolare emozione in qualità di spettatore?
Il primo concerto che vidi dei Deep Purple a Zurigo nel 1986…….fantastico.


Ora giochiamo: facciamo finta che tu sia un Commissario Tecnico (in Italia ce n’è qualche milione) incaricato di “convocare” i migliori musicisti della scena mondiale per formare una Super Band. Come sarebbe formato il tuo Dream Team?
Se dovessi convocare i migliori musicisti… dunque, secondo me... convocherei:
1) Tom Jones o Michael Bublé alla voce
2) Steve Gaad o Simon Phillips alla batteria
3) Tony Levin o Marcus Miller al basso
4) Mike Landau o Carl Verheyen alla chitarra
5) Keith Emerson o Don Arey all’organo e tastiere


Un altro gioco: parlando di sogni, con quale musicista di fama mondiale ti piacerebbe suonare?
Sicuramente Ronnie James Dio, la voce per eccellenza in ambito Rock.


Va be’, ora torniamo sulla terra. Come vedi la scena dell’Hard Rock nel mondo?
Onestamente non saprei cosa risponderti, poiché non seguo con molta assiduità la scena Hard and Heavy di questo ultimo periodo…Ti posso dire che c’erano dei grandi gruppi… una volta!!!!


Permettimi di insistere: voglio dei nomi…
OK. Allora ti citerò i Saxon, i Judas Priest, i primi Iron Maiden… insomma i cosiddetti mostri sacri, quelli che quando li ascolti ti danno emozioni vere e profonde.


Come giudichi la scena dell’Hard Rock italiano? Voglio dire: pensi che siamo alla frutta dal punto di vista creativo, come sostiene qualcuno fra i più pessimisti osservatori, oppure siamo semplicemente in una fase di stallo?
Anche qui se qualcuno ritiene che siamo alla frutta da un punto di vista creativo, non penso che sia solo un problema a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello mondiale. Comunque non sono certo io la persona più adatta per poter esprimere un giudizio in materia.





Fammi qualche nome che secondo te merita particolare attenzione, nell’ambito del contesto mondiale.
I Velvet Revolver di Slash e i Black Label Society di Zakk Wilde… una gran bella “botta”.


Ora fammi qualche nome in ambito italiano.
Wine Spirit, Labyrinth, Rhapsody, Vision Divine, Domine…ma ce ne sono sicuramente altri validi che magari, purtroppo, non conosco perché non ho mai sentito.


Quale band ti ha particolarmente colpito, negli ultimi tempi, per quanto concerne gli album registrati in studio?
Tutte le volte che lo riascolto, rimango sempre colpito dall’assoluta energia di questo disco, dal suono, dalle composizioni, dalla back-cover… E pensare che è stato registrato nel 76, ma è ancora così dannatamente attuale! Si tratta di RISING dei Rainbow.


Quale band ti ha particolarmente impressionato, negli ultimi tempi, in performance dal vivo?
Mi è capitato di vedere in un locale del biellese un gruppo cover fantastico: i “Diumvana”, veramente grandi… Mi ha fatto piacere rivedere i mitici Tessarin e Zanolini (chitarrista e tastierista dei Vanadium) in azione.


Citami qualcuno dei tuoi gruppi o artisti preferiti in ambito prima mondiale e poi italiano.
Mi piacciono molto i Muse, mentre come artista trovo interessante il mai compianto abbastanza Jeff Buckley. Per quanto riguarda la scena italiana, citerei i miei compaesani Subsonica


Venendo ai Deep Purple, come giudichi il loro ultimo album?
Devo essere onesto con te: gli ultimi lavori dei Purple non mi entusiasmano molto; l’ultimo lavoro che mi è piaciuto è stato Purpendicular dove, nel suo interno, a mio parere c’è uno dei brani più belli che i Purple hanno scritto insieme a Steve Morse: si tratta di “Sometimes I Feel Like Screaming”, veramente un grandissimo pezzo!




Quali sono le tue aspettative per il 2006?
Suonare, suonare, e ancora suonare.

A questo punto non mi resta che salutare e ringraziare Fabrizio per la sua disponibilità e pazienza. Long Live Rock and Roll e… arrivederci ai prossimi concerti.

Marcello Catozzi

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